Articoli e riflessioni

Linguaggio, comunicazione e inclusione: dalla pubblicità di tutti i giorni alle pagine dei club di calcio.

Comunicazione

«Ridicoli!»: quando l'inclusione smette di essere un'eccezione

Nello spot di Idealista per il Pride 2026 uno sguardo che sembra una condanna si rivela complicità. Perché queste campagne dovrebbero entrare nella pubblicità di tutti i giorni.

Linguaggio

Da «minorato» a «persona con disabilità»: settant'anni di parole

Come si rivolgono i club di calcio alle persone con disabilità? La storia dei termini, dalla Legge 104 al D.Lgs. 62/2024.

Eventi

Evento accessibile: lo spazio si sceglie prima di firmare

Cinque verifiche da fare in sopralluogo, i numeri del DM 236/1989 e un caso del Tribunale di Verona che spiega perché il minimo di legge non basta.

Accoglienza

Accogliere persone con disabilità: cosa dire, cosa fare, cosa evitare

Parlare alla persona e non a chi la accompagna, chiedere prima di aiutare, raccogliere le esigenze in anticipo: sei abitudini per chi lavora con il pubblico.

Linguaggio

Oltre il maschile sovraesteso, senza schwa né asterischi

Nomi collettivi, il pronome «chi», il femminile delle professioni: sei strategie per scrivere a tutte le persone, senza simboli che creano nuove barriere.

Comunicazione

«Ridicoli!»: quando l'inclusione smette di essere un'eccezione

Lo spot di Idealista per il Pride 2026 e perché l'inclusione dovrebbe entrare nella pubblicità di tutti i giorni.

Lo sguardo più severo a volte nasconde la complicità più grande. Idealista lo ha raccontato in 30 secondi.

Lo spot

Nello spot «Ridicoli!» per il Pride 2026, una signora toglie la piccola bandiera arcobaleno dal balcone di due ragazzi. Non per protesta: la sostituisce con una bandiera enorme, fatta a mano all'uncinetto. Anche lei, in passato, ha amato una donna.

Uno sguardo che a primo impatto poteva sembrarci una condanna era invece complicità.

Da campagna dedicata a pubblicità quotidiana

Proprio perché lavoro ogni giorno sull'inclusione, voglio aggiungere un pensiero. Arriverà il momento in cui queste campagne «dedicate» entreranno anche nella pubblicità di tutti i giorni, fuori dai mesi e dalle ricorrenze?

È così che si smette di essere un'eccezione e si diventa quotidianità. Ed è quando smetti di essere invisibile nei contesti ordinari che, col tempo, diventa più difficile negarti dei diritti.

Cosa possono fare i brand

  • Rappresentare persone e famiglie diverse anche nelle campagne ordinarie, non solo nei mesi dedicati.
  • Raccontare storie, non stereotipi: la diversità come parte naturale della scena, non come tema dello spot.
  • Rendere accessibile ogni video: sottotitoli accurati, audiodescrizione quando le immagini raccontano la storia, testi alternativi nei post.

Quindi grazie, Idealista.

Guarda lo spot «Ridicoli!» di Idealista (si apre in una nuova scheda)

Linguaggio

Da «minorato» a «persona con disabilità»: settant'anni di parole

Dal modello clinico al D.Lgs. 62/2024: cinque tappe e una piccola sfida per chi tifa.

Chi mi segue sa che sono anche un grande appassionato di calcio. L'altro giorno mi sono chiesto come si rivolgono i club alle persone con disabilità.

Nelle loro pagine dedicate, per chi le aveva, ho trovato di tutto: «persone diversamente abili», «indicazioni per persone disabili», «il disabile» usato come sostantivo, accessi definiti «speciali». Accanto a chi invece scrive, semplicemente e correttamente, «persone con disabilità».

Alcune di queste parole erano corrette solo in passato. Dietro c'è una storia lunga settant'anni.

Le cinque tappe in Italia

  1. Anni '50–'70: il modello clinico e assistenzialeLa persona è ridotta alla menomazione. Termini in uso: invalido, minorato, subnormale.
  2. 1992: Legge 104Entra la parola «persona», ma il concetto di handicap resta centrale. Termini: persona handicappata, portatore di handicap.
  3. 1999: Legge 68La parola «disabile» entra ufficialmente nelle leggi sul lavoro. Termini: disabili, persone disabili.
  4. 2009: ratifica della Convenzione ONUCon la Legge 18/2009, «persona con disabilità» diventa il termine giuridico di riferimento.
  5. 2024: D.Lgs. 62/2024Nelle leggi «handicap» diventa «condizione di disabilità»; «portatore di handicap», «disabile» e «diversamente abile» diventano ovunque «persona con disabilità».

Ricorda: la persona viene sempre prima della condizione.

Una piccola sfida

Cerca la pagina dedicata della tua squadra del cuore: come si rivolge alle persone con disabilità? Usa un linguaggio aggiornato e rispettoso?

L'accessibilità comincia anche da come chiami le persone. Il resto viene dopo.

Eventi

Evento accessibile: lo spazio si sceglie prima di firmare

Percorsi, porte, posti e servizi: cinque verifiche da fare in sopralluogo, e perché il minimo di legge non basta.

Quasi mai un evento esclude per cattiva volontà. Più spesso l'accessibilità arriva per ultima, quando la location è già scelta e il contratto è già firmato.

Eppure riguarda moltissime persone. In Italia le persone con limitazioni gravi nelle attività quotidiane sono circa 3 milioni e 150 mila, e diventano circa 13 milioni se si contano anche le limitazioni non gravi (Istat, dati 2019). Tra loro ci sono pubblico, relatrici e relatori, sponsor e staff.

Cinque verifiche da fare in sopralluogo

  1. Dall'arrivo al posto a sedereSegui il percorso reale, dal parcheggio o dalla fermata fino alla sala. Ogni dislivello oltre 2,5 cm richiede una rampa, con pendenza massima dell'8% (DM 236/1989).
  2. Porte e varchiLa porta d'ingresso deve avere una luce netta di almeno 80 cm (DM 236/1989). Controlla anche i varchi temporanei: tornelli, transenne, desk di accredito.
  3. Posti in salaNelle sale per riunioni e spettacoli servono, ogni 400 posti o frazione, almeno 2 posti per persone con ridotta capacità motoria e 2 spazi liberi in piano per chi usa la sedia a ruote, vicino alle vie di esodo (DM 236/1989, punto 5.2).
  4. Servizi igieniciServe almeno un bagno accessibile, raggiungibile senza ostacoli (DM 236/1989). E non deve diventare il deposito dell'evento.
  5. Palco e podioSe chi parla non può salire sul palco, l'evento esclude anche relatrici e relatori. Per una rampa temporanea conviene seguire le stesse regole: pendenza massima dell'8%.

Il minimo di legge non basta

Due spazi ogni 400 posti sono lo 0,5% della sala. E anche quando i numeri tornano, il problema può restare.

Nel 2023 il Tribunale di Verona ha riconosciuto una discriminazione indiretta, ai sensi della Legge 67/2006, durante un concerto all'Arena. L'area riservata alle persone in carrozzina era in fondo alla platea e, con il pubblico in piedi, dal posto assegnato il palco non si vedeva. Il giudice ha ordinato interventi strutturali e un risarcimento, che ha coinvolto anche la società che organizzava il concerto (Tribunale di Verona, ordinanza del 20 marzo 2023).

Quello che una checklist non dice

Le misure sono il punto di partenza. Poi ci sono le domande che cambiano da evento a evento. Come si evacua la sala con chi non può usare le scale? Dove posizionare l'interprete LIS perché si veda davvero? Come raccogliere le esigenze di chi partecipa già al momento dell'iscrizione? E se la location è storica e non si può modificare?

Progettiamo insieme il tuo evento

Dal sopralluogo al piano di accoglienza: ti aiutiamo a scegliere la location, a sistemare gli spazi e a comunicare l'accessibilità a chi partecipa. Scrivici, ti rispondiamo via email.

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Accoglienza

Accogliere persone con disabilità: cosa dire, cosa fare, cosa evitare

Sei abitudini per chi lavora a eventi, negozi e sportelli. E il passo che quasi tutti dimenticano.

Una rampa perfetta non basta se all'ingresso qualcuno parla a chi accompagna invece che alla persona. L'accoglienza è la parte dell'accessibilità che si vede meno e si ricorda di più.

Sei abitudini che fanno la differenza

  • Parla direttamente alla persona, non a chi la accompagna o all'interprete.
  • Chiedi prima di aiutare («Posso esserti utile?») e rispetta la risposta, anche se è no.
  • Non toccare sedie a ruote, ausili o cani guida senza permesso: fanno parte dello spazio personale.
  • Con una persona cieca, presentati quando ti avvicini e avvisa quando ti allontani.
  • Con una persona sorda, guarda verso di lei, non coprirti la bocca e, se serve, scrivi. Non tutte le persone sorde usano la LIS o leggono il labiale.
  • Usa lo stesso tono che useresti con chiunque, senza diminutivi, e il termine «persona con disabilità»: è quello della Convenzione ONU e, in Italia, del D.Lgs. 62/2024.

Il passo difficile da ricordare: chiedere prima

Il modo più semplice per accogliere bene è sapere in anticipo di cosa c'è bisogno. Un campo nel modulo di iscrizione («Hai esigenze di accessibilità di cui dobbiamo tenere conto?») e un contatto dedicato cambiano l'esperienza di chi partecipa.

Non è solo cortesia. Il D.Lgs. 62/2024 ha portato nella legge italiana l'accomodamento ragionevole: gli adattamenti necessari, e non sproporzionati, che permettono a una persona con disabilità di esercitare i propri diritti come le altre persone.

Formare lo staff, non solo informarlo

Queste abitudini stanno in una pagina. Metterle in pratica sotto pressione, a un desk affollato o davanti a una richiesta imprevista, è un'altra cosa. Servono allenamento, casi reali e un linguaggio condiviso da tutta la squadra.

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Linguaggio

Oltre il maschile sovraesteso, senza schwa né asterischi

Sei strategie dell'italiano di sempre per scrivere a tutte le persone, e perché i simboli creano nuove barriere.

«Caro cliente», «i partecipanti», «benvenuti a tutti». Il maschile usato per indicare tutte le persone, il cosiddetto maschile sovraesteso, è così abituale che quasi non lo notiamo. Ma non tutte le persone che leggono si sentono chiamate in causa.

Perché non schwa e asterischi

Lo schwa (ə) e l'asterisco nascono con l'intenzione di includere, ma creano altre barriere. Non si possono leggere ad alta voce, e gli screen reader, a seconda delle impostazioni, li annunciano come simboli o li saltano: per chi ascolta, la parola perde il suo senso. Possono rendere la lettura più faticosa anche per chi ha difficoltà di lettura.

L'Accademia della Crusca, nel parere del 9 marzo 2023 sulla scrittura degli atti giudiziari, ha escluso entrambi i segni (Accademia della Crusca, parere al Comitato Pari opportunità della Corte di Cassazione).

Sei strategie, senza segni nuovi

  1. Nomi collettivi«Il personale» invece di «i dipendenti», «la clientela» invece di «i clienti», «il pubblico» invece di «gli spettatori».
  2. Il pronome «chi»«Chi partecipa» invece di «i partecipanti», «chi si iscrive entro venerdì» invece di «gli iscritti entro venerdì».
  3. Rivolgersi direttamente«Ti diamo il benvenuto» o «Vi diamo il benvenuto» invece di «Benvenuti».
  4. Forme impersonali«È necessario registrarsi» invece di «Gli utenti devono registrarsi».
  5. Il femminile per ruoli e professioni«La sindaca», «l'assessora», «l'ingegnera», «l'avvocata»: forme corrette, il cui uso è incoraggiato anche dalla Crusca nel parere del 2023.
  6. La doppia forma, con misura«Le candidate e i candidati» funziona in un titolo o in un saluto. Ripetuta in ogni frase appesantisce il testo: alternala con le strategie precedenti.

Non sono soluzioni nuove: le proponevano già le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana di Alma Sabatini (1987) e le Linee guida per l'uso del genere nel linguaggio amministrativo di Cecilia Robustelli (2012).

Il difficile è farlo ovunque

Una frase si sistema in un minuto. Il difficile è rendere coerente tutto: sito, moduli, email automatiche, contratti, post e cartelli. E farlo senza perdere chiarezza né l'identità del brand.

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